Deficit erettile

Premessa su un nome e su una definizione.

Fino agli anni ottanta il deficit erettivo veniva chiamato “impotenza” poi è comparso questo nome “deficit erettivo” e il suo acronimo “DE”, e mi sembrava di sentir parlare di “non vedenti” invece che di “ciechi”. Non si sorrida: il termine crudo di “impotenza” ha tenuto lontano la gente dai nostri ambulatori e dalla propria salute pertanto ben venga.

Il deficit erettivo non è una patologia a sé stante, ma il sintomo di numerose condizioni patologiche spesso tra loro sovrapposte. Pertanto solo un'attenta valutazione del paziente può portare una corretta terapia della malattia. Tadalafil, Sildenafil e Vardenafil (Levitra, Viagra e Cialis) sono ottimi ausili, ma “cum grano salis”.

Il deficit erettivo non è una patologia a sé stante, ma il sintomo di numerose condizioni patologiche spesso tra loro sovrapposte. Pertanto solo un’attenta valutazione del paziente può portare una corretta terapia della malattia. Tadalafil, Sildenafil e Vardenafil (Levitra, Viagra e Cialis) sono ottimi ausili, ma “cum grano salis”.

La definizione del WHO (World Health Organization = Organizzazione Mondiale Della Sanità) qualifica il deficit erettivo come l’ impossibilità a raggiungere una rigidità sufficiente per ottenere una penetrazione vaginale agevole fino alla fine del rapporto concluso con eiaculazione. Non è per sottilizzare invano, ma le definizioni delimitano un campo di azione. Pertanto applicando questa definizione alla problematica in oggetto si ottiene di tagliare fuori da ogni tipo di trattamento diagnostico e terapeutico tutte quelle persone che hanno rapporti sessuali, hanno una sufficiente rigidità per ottenere una agevole penetrazione, ma non si sentono più quelle di una volta o come poco prima. Pertanto ritengo questa definizione limitativa e in questa sede preferisco mutuare la definizione di impotenza dalla psicologia. Per impotenza o per meglio dire per deficit erettivo intendo l’ incapacità di sentirsi perfettamente uomo dopo un rapporto sessuale.

 

Epidemiologia del deficit erettivo.

Il deficit erettivo è una patologia età-correlata, che colpisce nel mondo occidentale, circa il 13% dei maschi. La frequenza del deficit erettivo è maggiore in soggetti: obesi, diabetici, ipertesi, ipercolesterolemici, pazienti affetti da sindrome dismetabolica (troppo cibo, e troppo poco movimento) tabagisti. Una importante associazione, a volte poco considerata, è la frequenza di questa patologia in soggetti timidi ed ansiosi.

 

 

Le cause di deficit erettivo.

Il deficit erettivo non è una malattia, ma il sintomo di numerosi problemi: metabolici, arteriosi, neurlogici, ormonali e psicogeni, spesso sovrapposti.

Caratteristica peculiare del deficit erettivo è l’ ansia sia in presenza di cause organiche, sia in presenza di cause psicologiche, per cui dire “ansia di prestazione” è definire il nulla. In ogni caso è destinata ad amplificare ed ad aumentare il sintomo erettile.

Una precisazione: spesso si usa impropriamente la parola “stress” come causa deficit erettivo. In medicina per stress si intende un mancato/difficile adattamento ad una situazione contingente. Questa definizione causale è accettabile per cause maggiori (perdita del coniuge, del figlio, fallimento, ecc…), ma non si può accettare come causa di deficit erettivo, quando “stress” viene associato alla vita quotidiana. In tal caso si è più portati ad individuare nella personalità tendenzialmente rigida/poco adattabile del paziente la causa prima del problema erettile.

 

 

La tecnica diagnostica.

La malattia degli ultimi anni è la fiducia cieca nella tecnologia: meglio affidarsi ad una macchina che ad un essere umano, le macchine sono meno pericolose in quanto non pensano. Sono esistiti quindi una serie di barocchismi diagnostici che hanno solo appesantito, senza risolvere. Infatti non esiste esame per deficit erettivo che non sia influenzato dallo stato psicologico del paziente. La letteratura più recente è giunta a più miti consigli, valorizzando In effetti con l’ anamnesi si riesce a capire un dato fondamentale: se la famosa ansia di prestazione è a monte o a valle del problema erettile e quanto l’ eventuale sintomo iniziale viene amplificato dalla risposta emotiva del paziente. Inoltre si può avere una idea abbastanza precisa di quanti i diversi fattori causali il deficit erettivo pesino sulla situazione presente.

 

 

Dati curiosi sulla diagnostica del deficit erettivo.

1. Il 22% dei pazienti non racconta cose vere se non si trova bene accolto.
2. Una percentuale analoga guarisce dopo un colloquio ben fatto, ed il 5%-8% appena decide di telefonare per appuntamento.
3. La “fuga venosa” è un sintomo di problemi metabolici, ormonali, psicologici, arteriosi o indotti da Morbo di la Peyronie. La fuga venosa come causa univoca di deficit erettivo non esiste. Per fuga venosa si intende un alterato contenimento del sangue all’ interno del tessuto spugnoso erettile, evidenziabile con ecodoppler dinamico del pene.
4. Le cavernosometrie, -grafie non servono a niente.
5. Nei pazienti con deficit erettivo che hanno superato i 50 anni e le 20 sigarette al giorno si sostiene che non sia necessario eseguire accertamenti vascolari poiché una patologia arteriosa è senz’ altro presente.
6. Una diagnosi accurata di deficit erettivo può essere salvavita: il rischio di incidente vascolare acuto (infarto, ictus) è cinque volte maggiore nei pazienti affetti da deficit erettivo su base arteriosa.

 

 

La terapia del deficit erettivo.

Linee generali.

Si presentano dati finora troppo misconosciuti e disattesi.

La letteratura è concorde nel sostenere che una rimozione delle cause organiche (ipertensione, diabete, obesità, sedentarietà, fumo ecc…) e soprattutto psicologiche migliori la sessualità, pertanto una accurata prescrizione di norme igieniche quotidiane è perentoria nella terapia del deficit erettivo.

Una diagnosi ben posta di deficit erettivo psicogeno con un invio autorevole allo psicoterapeuto guarisce il 26% dei pazienti.

 

 

Il mio punto di vista su un argomento trito e ritrito.

Di Vardenafil, Tadalafil e Sildenafil (Cialis, Viagra e Levitra) si sono scritti fiumi di inchiostro e le differenze per quanto riguarda la durata d’azione sono notorie. Da segnalare che la rapidità di azione tanto decantata per uno di questi non mi è mai risultata. Per funzionare questi farmaci funzionano, ma sono soltanto sintomatici, nel senso che spesso sono in grado di ripristinare l’erezione, ma non sono curativi, in quanto se sospesi il sintomo tende a ripresentarsi. Nonostante gli importanti investimenti delle case farmaceutiche a dimostrare una attività rieducativa dopo interventi sul piccolo bacino (asportazione di prostata e di colon-retto), risultati di gran lunga migliori si sono avuto con la somministrazione al bisogno del farmaco, e la attività ottenuta coi protocolli di rieducazione non è ben chiaro se sia dovuta ad una rieducazione vera e propria od a residui del farmaco non completamente metabolizzati a causa della somministrazione frequente. Questi farmaci sono un ottimo aiuto ma sono ben lungi dal costituire una risorsa definitiva, solo il 15% circa dei pazienti guarisce in corso di somministrazione di farmaco. Non è ben chiaro se questo meccanismo sia dovuto ad una rassicurazione (tanto se non va ho il farmaco), alla risoluzione dell’ evento stressante acuto oppure ad una vera e propria attività biochimica (antifibrotica) sui tessuti del pene. Se è vero che dopo un anno di utilizzo di tali farmaci il 32% dei pazienti può diminuire (non sospendere) il dosaggio, è altrettanto vero che il 50% dei dei pazienti riferisce una perdita di attività di questi farmaci entro il primo anno di assunzione, ed il 32% dei pazienti si stanca di assumerlo entro 2 anni, anche se il farmaco si è dimostrato efficace.

Per quanto vado a dire ora non sono disponibili dati di letteratura, poiché la popolazione di cui parlerò sfugge, come sarà evidente, da ogni tipo di inquadramento. L’ auto prescrizione di Vardenafil, Tadalafil e Sildenafil dà problemi. I pazienti arrivano da noi quando l’ efficacia di questi problemi scema, e abituati ad una rimozione rapida del sintomo deficit erettile, mal sopportano (si caricano di ansia) o rifiutano una terapia mirata a rimuovere le cause, forzosamente più lenta. Inoltre costoro raramente hanno l’ accortezza di seguire rigide norme igieniche, per cui arrivano in stato tale che spesso solo un impianto protesico può essere efficace.

 

 

La strategia terapeutica

Usualmente si distinguono tre terapie specifiche per il sintomo deficit erettivo quando i danni causati dalle etiologie originarie sono inveterati.

Il primo stadio è costituito da Vardenafil, Tadalafil e Sildenafil per via orale. Non sono note attualmente differenze di efficacia, ma solo suscettibilità individuale.

Il secondo stadio da autoniezione di sostanze vasoidilatatrici nel pene (prostaglandina E1) a vario dosaggio a seconda della differente gravità della patologia.

Il terzo stadio sono le protesi penienee.

Del tutto abbandonate sono le pratiche di legatura venosa per la cosiddetta fuga venosa. Fra il primo ed il secondo stadio sta la possibilità di potenziare l’ azione di Vardenafil, Tadalafil e Sildenafil mediante farmaci che agiscano sulla causa originaria. Di solito i pazienti tendono a rifiutare l’ autoiniezione e abbandonano terapia, per lo più scelgono l’ impianto protesico.

 

 

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