Maggio 2012 – Il Morbo di La Peyronie

Il Morbo di La Peyronie: il non-punto della situazione.

Scopo dell’ articolo. Molta della letteratura medica e molti autori che scrivono ed indagano su Peyronie cercano un singolo farmaco attivo, una sorta di panacea, per una malattia dagli aspetti molteplici. Secondo me e secondo altri autori molto recenti questo non è possibile. Alla luce dei dati più recenti sulla epidemiologia e sulla nosologia della malattia cercare il singolo farmaco attivo è una impostazione terapeutica parziale e ristretta.

 Epidemiologia. L’ epidemiologia  è la disciplina biomedica che si occupa dello studio della distribuzione e frequenza di malattie e di eventi di rilevanza sanitaria nella popolazione. Pertanto definire  le popolazioni più colpite da Peyronie significa individuarne le cause possibili.

Il Peyronie aumenta dal triplo al quintuplo (9%-20%) la sua frequenza rispetto alla popolazione sana (3%-4%) nei soggetti: ipogonadici, diabetici, fumatori, di età superiore ai 50 anni, con arteriopatia o neuropatia del pene, dopo prostatectomia radicale, obesità, ipercolesterololemia, traumatismo cronico, deficit erettivi. Il che significa che il Peyronie è significativamente più frequente  in tutte quelle patologie associate ad una fibrosi dei tessuti cavernosi del pene.

Un tentativo terapeutico “sensato” potrebbe essere la cura della fibrosi. Il che è stato fatto con qualche buon risultato e con qualche risultato cattivo, in altre parole risultati contraddittori. Nei casi in cui è possibile curare la causa della fibrosi (astensione dal fumo, ripristino dei valori normali glicemici e di testosterone, ripristino della erezione, somministrazione di antiossidanti [i cosiddetti farmaci anti età]) si è assistito ad una diminuzione delle recidive, ad una migliore risposta terapeutica ovvero ad una parziale regressione della placca. Altri autori non hanno avuto risultati apprezzabili.

 

Nosologia (dal greco νόσος, nosos, “malattia” e λόγος, logos, “parola” o “discorso”) è la scienza che si occupa della classificazione sistematica delle malattie. Le malattie possono essere classificate secondo l’eziologia (causa), patogenesi (meccanismo d’insorgenza di un processo patologico e il suo conseguente sviluppo) o sintomo. Altrimenti le malattie possono essere classificate secondo l’organo che è affetto, anche se alcune malattie possono interessare vari organi. Secondo le tendenze più recenti, indicate dalla organizzazione mondiale della sanità, la classificazione clinica da preferire è quella patogenetica. Il che significa che una malattia può essere: genetica, malformativa, acquisita, degenerativa, infiammatoria, infettiva o neoplastica-replicativa. Classificare una malattia significa cominciare a capire quali siano i farmaci potenzialmente attivi sulla malattia stessa: una malattia infettiva può essere sensibile a vaccini od antibiotici, una malattia neoplastica a farmaci che bloccano la replicazione cellulare, una malattia infiammatoria a farmaci anti-infiammatori. Classificare una malattia secondo criteri patogenetici indica pure lo scopo della terapia. Lo scopo può essere guarigione o blocco della progressione, quest’ ultima soprattutto nelle malattie neoplastiche replicative

Attualmente il Peyronie viene classificato fra le malattie replicative-neoplastiche. Non si spaventino i lettori e si capisca la seguente metafore: se la neoplasia così come viene indicata comunemente  è la cascata del Niagara: acqua che cade e che può uccidere il malcapitato, il Peyronie è acqua che cade dal rubinetto: nessun pericolo per la vita, ma può bagnare il pavimento e sono rogne poi asciugare, se l’ acqua continua a cadere.  Pertanto obbiettivo della terapia medica per Peyronie è bloccare l’ avanzata della malattia. Un approccio sensato potrebbe essere quello di inibire la replicazione cellulare della placca: a tale scopo si sono usati farmaci orali (colchicina, potassio parammino benzoato) ovvero iniezioni intraplacca con cortisone, verapamile, ed interferone. Ed anche qua risultati discordanti.  Alcuni dicono funziona, altri dicono non va.

Strategia attuale. La strategia attuale è la terapia multimodale: cioè si associano farmaci antifibrosi e anti-proliferativi.  Tutti gli autori che hanno utilizzato tale strategia hanno avuto risultati positivi. Es: Carnitine e verapamile, interferone e vitamina e, colchicina e vitamina e, testosterone (negli ipogonadici) e verapamile, eccc…….. Addirittura farmaci come la vitamina E e il cortisone hanno dimostrato efficacia quando utilizzati in terapia multimodale, mentre tutta la letteratura è concorde sulla loro non efficacia quando usati da soli.