Definizione

Dr. Giorgio Cavallini

Riassunto. L’andrologia si occupa di aspetti che hanno a che fare con l’identità maschile e il suo immaginario (cioè il sentirsi maschio), pertanto ciò che importa in questa disciplina è la soggettività dei sintomi, piuttosto che la loro oggettività.

L’andrologia, da sempre, suscita curiosità, a volte eccessiva. Internet abbonda du rimedi non sempre “ortodossi”, e nella storia della medicina solo i tumori hanno ricevuto più attenzioni terapeutiche dell’ infertilità maschile e dell’impotenza.

Il termine “Andrologia” in sé non è niente di particolare, anzi la definizione di questa branca è quanto mai “ortodossa”. La terminologia medica universalmente accettata ha richiesto dall’ inizio degli anni ’60 ad oggi la pubblicazione di circa 4.500 articoli, nonché qualche migliaio di congressi, per cui rispetta una serie di regole codificate ed accettate.

I nomi delle specialità mediche in generale sono parole composte in cui la prima definisce l’ organo di pertinenza (es. cardio-logia), la seconda, -logia o -chirugia definisce la specificità terapeutica: -logia può intendere terapie mediche e chirurgiche, -chirurgia solo terapie chirurgiche.

Andrologia, quindi significa: specialità che riguarda l’uomo, poichè il prefisso andro- deriva dal greco anhr (anèr). La branca sembrerebbe alquanto generica, se non fosse per una raffinatezza etimologica: Anhr indica il maschio come identità di genere, e quindi andrologia significa specialità medica che riguarda la patologia del sistema genitale maschile.

A che cosa è legata l’identità di genere maschile? In parole semplice come fa un maschio a farsi riconoscere come tale? Prima di ridere si tenga presente che tale riconoscimento è alla base della perpetuazione delle razze.

Fino ai primi anni del 1900 i ruoli maschili e femminili era ben distinti e distinguibili. In quel periodo è iniziata negli Stati Uniti la lotta per l’emancipazione femminile, in cui veniva chiesta parità di diritti fra uomo e donna: diritto di voto e fine delle sperequazioni sessuali in ambito lavorativo. La parità dei diritti ha aperto alle donne carriere e ruoli fino a pochi anni fa tipici e distintivi del maschio: imprenditoria, carriera militare, carriera di magistratura, di avvocatura, di medicina, di polizia; al contrario i parchi ed i supermercati si affollano sempre più di maschi che vicariano nella educazione dei figli e nella conduzione del quotidiano la femmina, magari intrippatta in qualche briefing od in qualche master da cui esce naturalmente stressatissima. E rompi… La moda e l’imperare dell’ “unisex” hanno fatto il resto. Inoltre non ci sono più i figli a preoccuparsi del mantenimento dei genitori, è l’assistenza statale e/o assicurativa a provvedere, pertanto è diminuito il bisogno di prole, e la denatalità attuale ne è un indice.

Tutto questo ha comportato una modificazione radicale della cultura dell’immagine maschile ha subito una modificazione. Se prima della II guerra mondiale uno dei maggiori indici di virilità era il numero di figli, e l’identità di genere era fornita dal ruolo all’interno della famiglia, attualmente è il numero di orgasmi che si procurano alla partner, ed i genitali sono divenuti l’ ultimo distintivo maschile. Infine fino al 1945 la popolazione maschile veniva falcidiata da guerre ed epidemie, per cui era già sufficiente essere vivi. Le armi di distruzioni di massa della II guerra mondiale ed i successivi potenziamenti hanno creato paura della guerra e sancito la fine dello “sport dei re” a tal punto che i ministeri preposti agli armamenti hanno cambiato nome: da ministeri della guerra si sono trasformati in ministeri della difesa. Fino a qualche decennio fa i maschi si accontentavano di essere vivi, ora grazie ai progressi della medicina ed alla assenza di guerre sul nostro territorio vivi ci siamo già per definizione, per cui da bravi nevrotici incontentabili vogliamo anche essere potenti.

 

 

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